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  • La lavorazione della ceramica come forma d'arte
  • La lavorazione della ceramica come forma d'arte
15-08-2010 | Persone | di Gabriele Sardu
Laboratorio 1 (InSardegna.tv)Le mani sembrano muoversi comandate da un computer, ma nessuna tecnologia è nascosta dietro il lavoro di Arianna Leoni, giovane ceramista di Luras. Passione e vena artistica la accompagnano fin da giovanissima, grazie anche a papà e mamma, anche loro immersi nel mondo della creazione artistica a tutto tondo.
Il laboratorio di Luras è un luogo dove le opere nascono e vengono plasmate, una fucina di idee, immersa in un affascinante contesto tipicamente gallurese, lontano dai clamori della vicina Costa Smeralda.
Pennelli e colori sono sparsi un po’ ovunque, con un gradevole disordine artistico che mette il visitatore a proprio agio. Svetta un busto di donna sarda, accanto a paralumi in ceramica ancora da concludere. Un semplice scaffale in legno grezzo è impreziosito da una colorata collezione di vasi realizzati con tecniche e tinte diverse. Regolari, eleganti e raffinati i pezzi lavorati al tornio. Piatti di portata, galli e ampolle, ricci, figure umane e tanto altro.
Una passione che poi si è trasformata in un lavoro vero e proprio…
«L’apertura del laboratorio fa parte di un progetto pensato e portato avanti in famiglia – racconta Arianna Leoni – grazie anche a dei finanziamenti che mi hanno messo nelle condizioni di acquistare i primi strumenti. Non è semplicissimo iniziare. Servono molte cose. E anche quando cominci a produrre, ti scontri con un mercato in cui non è facile potersi affacciare».
Specie quando si inizia non dev’essere tutto in discesa?
(sorride) «Al contrario! È quasi tutta salita. L’entusiasmo è indispensabile in questa fase e in molte altre successive… Devi mettere in conto i sacrifici, anche a distanza di anni. Le difficoltà sono numerose e di diversa natura. Ma nel frattempo qualche soddisfazione te la togli. Ad esempio mi ha lusingato comparire sul libro curato da Egidio Trainito, fotografo naturalista di Linea Blu (la trasmissione di Rai uno, ndr) che ha pubblicato una serie di immagini sulla Gallura e i suoi “talenti”».
Galletti o cinghiali sardi, la testa di sardo, ma anche piccoli oggetti e gioielli. Ampolle per cosmetici, vasi e maschere. Ed ancora: vasi, lampade e posacenere. Ce n’è per tutti i gusti. Ma la matrice di fondo, che anima buona parte della produzione di Arianna Leoni, trae ispirazione da motivi legati alla tradizione sarda.
«Le forme e i motivi dell’arte isolana sono molto presenti nei miei lavori: il cinghiale (ad uso brocca), il gallo e le nasse dei pescatori. Ma amo soprattutto reinterpretare quei tratti, cercando di realizzare qualcosa di nuovo. “Su coccu” (il portafortuna indossato dai bambini, ndr) viene realizzato generalmente con la pietra nera. Io l’ho pensato e poi plasmato in ceramica e realizzato in tutti i colori. Qualcuno può storcere il naso, per me invece è importante sperimentare».
Dicevamo della passione nata quando?
«Da sempre. I miei genitori sono stati fondamentali nel mio percorso formativo. Libri, video e l’incontro con altri ceramisti hanno fatto il resto. Qualche anno fa ho seguito per due mesi un corso di tornio. Concluso questo periodo, ho mantenuto i rapporti col mio maestro: grazie a lui ho bruciato qualche tappa. Ho avuto la fortuna di frequentare altri artigiani che mi hanno aiutato ad apprendere molti segreti del mestiere. Qui in Sardegna ma anche nella penisola: durante una mostra in Toscana, nel 2006, mi sono confrontata con altre realtà, entrando in contatto con tecniche nuove».
Da cosa sei partita nella produzione e cosa ti chiedono di più?
«Ho iniziato con la produzione di brocche a forma di animale e poi mi sono dedicata ai gioielli in argento e ceramica. Di sicuro è proprio il gioiello ad andare per la maggiore…»
…la ragione?
«Credo che l’abbinamento dei due materiali sia un’idea regalo vincente. Le dimensioni ridotte, poi, aiutano l’acquisto».
Racconta come nasce un gioiello: le fasi e i tempi della realizzazione.
«La prima risposta che mi viene in mente è banale e cioè: dipende da cosa si sta realizzando. Per la parte in ceramica ci vogliono sei giorni. E in generale per realizzare un oggetto si compiono diverse azioni. La prima è la modellazione. Segue l’asciugatura: quando l’oggetto non è troppo bagnato né troppo asciutto si rifinisce. Poi in forno per tre giorni e si ottiene l’oggetto biscottato (la prima cottura si chiama biscotto). A questo punto si decide la tecnica da applicare. Si possono smaltare – ad esempio – anche questa è una fase molto delicata in cui l’oggetto viene spruzzato in modo omogeneo dal colore preventivamente preparato. Si lascia di nuovo asciugare e si rimette in forno per un’altra cottura che dura ancora 3 giorni. La difficoltà maggiore è proprio seguire con attenzione tutto l’iter: se inizi un’opera non la puoi lasciare incompleta. Specialmente durante l’asciugatura, quando l’oggetto deve prendere aria in tutte le sue parti. Bisogna girarlo con cautela e perizia, altrimenti lo si danneggia. Ancora di più per le opere fatte al tornio…».
Uno strumento che richiede molta manualità e non solo?
«Quando lavori al tornio devi avere le idee ben chiaro su cosa vai a realizzare, non te le puoi far venire in corso d’opera né modificarle, o meglio, è difficile, specie agli inizi, durante i primi manufatti. La tecnica di lavorazione – anche in questo caso – è organizzata per fasi. Uno dei passaggi più complessi è quando si vuole rendere omogenea l’argilla. Da quel momento si conferisce all’opera la forma desiderata. Molto più semplice dirlo a parole…Bellissimo il momento in cui quella poltiglia informe si trasforma in un oggetto aggraziato così come tu l’hai pensato e voluto».
Come mai hai scelto di restare a Luras, nel tuo paese Natale?
«Questa è la mia base, qua sono le mie radici. Chiaro, se avessi puntato solo ad una vendita locale, non avrei fatto molto. Luras resta il luogo dell’ispirazione, in cui si trova il laboratorio dove lavoro, ma è fondamentale per me uscire dai confini del mio territorio e cercare di arrivare il più lontano possibile…non solo in senso geografico».
In questo periodo su cosa ti stai concentrando?
«Ultimamente sto realizzando bottiglie e più in generale oggetti di varie forme dai tratti molto essenziali e minimalisti».
C’è un traguardo che vorresti raggiungere?
«Sogni nel cassetto – conclude Arianna Leoni – ce ne sono tanti, inutile negarlo. In questo momento è importante formare una rete vendita forte. Non si può prescindere dallo sviluppo della parte più strettamente imprenditoriale. Mi piacerebbe riuscire a creare uno stile mio personale. Vorrei che da un semplice oggettino fosse riconoscibile la mia mano. Spingendomi con la fantasia spero di poter presentare le mie opere in tutto il mondo. Magari allacciando contatti con arredatori per realizzare complementi per interni. Ma per il momento resto coi piedi ben piantati a terra». (Ancora un sorriso, prima del congedo) «La strada è ancora lunghissima».
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