
Ho appuntamento con
Claudia Crabuzza, leader del gruppo musicale
Chichimeca, davanti a un bar che si affaccia sui bastioni di
Alghero, la sua città. Da dove è partita e poi tornata. E da dove ripartirà ancora, per i fatti suoi o in tour.
«Mi accompagni a prendere della verdura? Mi serve per la
Botteghina (il ristorantino che gestisce in una viuzza del centro storico,
ndr)».
Premesso che non l'avevo mai incontrata prima d'ora, accetto divertita e un po' spiazzata. Così l'intervista comincia con un breve viaggio nella sua macchina, diretta in una di quelle campagne di periferia che ancora permettono di farci respirare il profumo della terra. Delle radici.
«Alla fine si torna sempre, viviamo qui – inizia a raccontarsi Claudia - sono stata tre volte in
Messico e da quel viaggio mi sono portata dentro tante di quelle cose che da lì sono nati i Chichimeca».
Il primo viaggio nella parte meno conosciuta dell'America avviene per caso: con un'amica. Torna così sconvolta che inizia a scrivere e raccogliere pezzi. Poi laggiù ci torna ancora. La zona del Messico che visita di più è quella del Chiapas, al confine con il Guatemala. Le chiedo se c'è un po' di Sardegna in Messico e lei risponde subito con un ricordo: «C'è una tradizione di ricami delle donne del Chiapas, tanto simile alla nostra... Soprattutto ho notato una vicinanza culturale, un certo attaccamento alla terra, alle origini. Ci sono zone in cui c'è un forte senso comunitario e uno spirito di solidarietà che possiamo ritrovare anche nell'isola, a piccole dosi».
Il ricordo si fa sempre più intimo e sfocia in una considerazione più profonda: «Quello che credo di aver capito è che nelle società messicane del sud c'è una predominanza dello spirito rispetto alla mente, che è poi la differenza con l'Europa Occidentale. Credo che l'Europa sia distante dalla spiritualità».
È anche sulla base di queste riflessioni che nel 2003 nasce il primo lavoro dei Chichimeca,
Barbari. Lo stesso nome del gruppo viene dall'antica lingua olmeca messicana e significa appunto “barbari”. “La parola chichimeca ha un'etimologia molto dubbia – spiega la cantante – Era un insulto che si utilizzava per identificare lo straniero, allora l'ho utilizzata ma per darle un senso positivo. Per riconoscere che siamo clandestini tutti e che non c'è niente di male ad essere diversi, perché lo siamo tutti. Sta qui la ricchezza».
L'album
Barbari ha ancora successo. «Me lo chiedono continuamente. La verità è che ci siamo meravigliati di tutto questo seguito. Abbiamo portato il disco anche in Svizzera, Germania e Spagna ed è stato distribuito anche nella penisola iberica. Non ci sono rimaste più copie!»
Le chiedo quale sia il segreto di
Barbari: «La sincerità. - mi risponde - È un disco spontaneo, poi abbiamo avuto la fortuna di trovare un editore come Gianni Menicucci che, senza il minimo pensiero commerciale, ha diretto quello che volevamo fare».
È stata anche originale la scelta del genere musicale: un mix di canzoni d'autore con il ritmo latinoamericano. «L’aver preferito la musica popolare come suono, credo, sia stata una mossa azzeccata. Inoltre è stato un disco registrato in modo “ruvido”, e questo è piaciuto».
Un album di qualità e sincerità, questo
Barbari. Ma in cantiere, ormai da diversi anni, c'è un nuovo progetto musicale: «Ci stiamo lavorando da parecchio tempo, ma per un motivo o per l'altro è ancora in sospeso, anche se contiamo di finirlo per l'inverno».
Claudia sa che c'è molta attesa attorno al nuovo Cd. Le chiedo qualche anticipazione…«Ha un’impostazione molto rock e forse un po' pop. Anche questo lo definirei “ruvido”, si tratterà infatti quasi di un disco live, registrato con gli strumenti classici del rock. Per quanto riguarda i temi, saranno più intimi di prima, più nostri».
In progetto c'è anche di continuare preziose collaborazioni, che stavolta riguardano solo Claudia. Di recente è infatti uscito un disco con
Claudio Sanna del gruppo
Calic. Il 22 agosto è stata premiata, assieme a Caterinangela Fadda (maestra di chitarra classica e diplomata alla scuola Luthier di Barcellona, con cui ha creato il duo Violeta Azul), all'ottava edizione del
Premio Maria Carta, intitolato all'omonima cantante, scomparsa nel 1994.
«Partendo dalla collaborazione con Claudio Sanna, ho avuto l'idea di riprendere le canzoni di Pino Piras e ovviamente ho pensato a Claudio perché lui si è sempre interessato all’opera di Piras. Il disco è uscito in giugno, abbiamo dovuto già ristamparlo e ora lo porteremo un po' in giro. La prossima tappa sarà Tarragona, in Catalogna, il 12 novembre”. Violeta Azul è invece un'altra formazione che Claudia porta avanti da diverso tempo.
«Con Catarinangela Fadda abbiamo voluto riprendere il repertorio di canzoni sudamericane. Il duo è un omaggio rivolto principalmente a Violetta Parra, cantante cilena, che ci ha regalato il meraviglioso “Gracias a la vida”. Con la Fadda abbiamo fatto l'anno scorso un concerto a Barcellona e anche un piccolo tour nel nord Italia che è stato molto seguito. Conto di riprendere a lavorare con lei quest'inverno».
C'è tanto da fare per la cantautrice e autrice algherese. L'intervista finisce con un altro colpo di scena. Una volta che andiamo via dal bar, mi dice: «Comunque io non pago mai la Coca Cola a nessuno. Sono contraria». Lo afferma con la spontaneità diretta e sincera di un'artista che effettivamente tutto è tranne che commerciale. Risparmiatevi allora di ordinare una Coca con lei, se vi capita di incontrarla. «Ma è un segreto questo. - mi confida - Non lo dire a nessuno».